E se mi fratturo cosa devo fare? È la domanda più semplice e più frequente che la Professoressa Maria Luisa Brandi si è sentita rivolgere negli anni dai suoi pazienti. Una domanda che, ora più che mai, richiede risposte concrete, rapide ed efficaci.

Al di là delle sue ben note doti di medico e di scienziato di livello internazionale, alla Professoressa Brandi va riconosciuta un’indiscussa capacità di comunicare, di rendere chiari e comprensibili ai pazienti anche gli argomenti più ostici e riservati agli “addetti ai lavori”. Così, a dieci anni dall’uscita del suo primo fortunato libro L’Osteoporosi non ce la voglio avere, dedicato all’esposizione delle cause dell’osteoporosi, ai rimedi e ai metodi di prevenzione, oggi la Professoressa Brandi ha deciso di dedicare questo suo nuovo testo alle fratture da fragilità, quelle fratture che occorrono dopo un trauma minore (che non sarebbe tale, di per sé, da causare una frattura), oppure addirittura senza un trauma e che per questo sono definite spontanee. Questo tipo di frattura prevede che il paziente sia già fragile e questo accade quando la qualità e/o la quantità dell’osso sono deteriorate, ad esempio nell’osteoporosi.

Queste fratture riguardano soprattutto i pazienti anziani nei confronti dei quali, in genere, dopo una diagnosi radiologica e l’intervento conservativo o, se occorre, invasivo da parte dell’ortopedico, non vengono presi altri provvedimenti. È invece indispensabile che si indaghi sulla qualità dell’osso del paziente e la fragilità ossea venga presa in carico dal sistema sanitario prevedendo un percorso di continuità assistenziale, ancora oggi non universalmente disponibile nel nostro Paese.

“Ho dedicato la mia vita a questo argomento – dice la Professoressa Brandi –, e sono certa di poter regalare ai lettori una collezione di informazioni utili a capire cosa è avvenuto, il perché di una frattura di cui non si comprende immediatamente la causa e, soprattutto, cosa possiamo fare e pretendere per evitare altri eventi fratturativi. Le fratture da fragilità nell’anziano sono state definite cicatrici emotive e lo sono. Chiunque ne abbia sofferto sa di cosa sto parlando. A volte i pazienti non torneranno quelli di prima e questo avviene in un periodo della vita nel quale il recupero è molto difficile. Per questo, oltre a curare le fratture avvenute, è assolutamente indispensabile prevenire le fratture successive, che molto probabilmente si verificheranno, se non si corre ai ripari.”

Pubblicato dall’editore Giunti, questo utile libro, composto di 160 pagine dal testo chiaro e comprensibile, pienamente illustrato, è disponibile in tutte le librerie o direttamente dal sito dell’editore.

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